Al di là delle grate





Nel Monastero di clausura di Santa Rita, c'è un silenzio che rapisce il visitatore.
Lo sguardo è severo, ma diventa musicale, quasi cantato, quando suor NATALINA TODESCHINI ci accoglie all'interno del monastero delle Agostiniane, dove vive in clausura con oltre 40 consorelle. Ci sono giovani e giovanissime, alcune laureate, altre di cultura media e qualcuna di cultura elementare.
Suor Natalina ha scelto la clausura all'età di 20 ani, senza ripensamenti. Ammette però che il distacco dai suoi, specie da suo padre e da sua madre, è stato doloroso, come uno strappo, ma non ha mai indugiato. Ricorda che tornò a casa, in un paesino della provincia di vicenza, dopo 22 anni di clausura, per motivi strettamente familiari, legati alla malattia del padre. Un cristiano che non ha mai volutofar pesare agli altri il dolore del suo male incurabile, nemmeo in punto di morte.E' bello sentirla parlare.
E lei, che è stat pure in missione nel Terzo mondo, traccia il percorso della sua vita monastica con grande chiarezza. Poche parole efficaci, buttate là come fossero pennellate di colore.Ha idee chiare, estremamente ferme, che coltiva nellamore in Cristo. Dà ampio rilievo al tipo di povertà silenziosamente vissuta dietro le grate. durante il colloquio, suor Natalina parla sempre con sottili sfumature della spiritualità e del pensiero di Sant'Agostino e di santa Rita.
Racconta pure delle lettere che giungono al monastero in piccole valanghe e che recano tutte, in maggiore o minore misura, un' ansia di fede.Dice pure che a volte quei messaggi svelano il dramma di solitudini interiori vaste come deserti, sofferte da creature inaridite dal frastuono di un mondo in azione, caotico e convulso.
Al contrario di quanto molte persone credono, suor Natalina non è triste, stanca o dolente, ma è una persona di rara serenità. E' il Signore, che le da tanta pace e tanta gioia come fu per Santa Rita alla quale chiese di vivere profondamente il mistero della sua croce per salvare le anime.

La costrizione fra le mura del monastero non ha influito negativamente sulla possibilità delle suore di avere un dialogo umano con la gente, innanzitutto per il grande afflusso di persone che vanno ogni giorno in parlatorio, ma anche per la loro spiritualità agostiniana secondo la quale la Verità trovata nella preghiera e nella meditazione debba essere partecipata con i fratelli.

 








La giornata delle suore è ritmata dalla preghiera e dal lavoro. Alle 6 del mattino si ritrovano subito davanti a Gesù in cappella: cè il canto delle lodi, il, periodo di meditazione sulla parola di Dio e la celebrazione della Messa. Dopo la colazione c'è ancora un'ora di studio. Il lavoro viene organizzato da ognuna come meglio crede: si accolgono i pellegrini nei parlatori e nella sacrestia, si eseguono lavori di pulizia degli arredi e degli indumenti, si gestiscono corrispondenza e segreteria telefonica. Normalmente alle ore 21:30 entra il silenzio: non si fa più nulla che possadisturbare la comunità e ci si ritira nelle proprie camere senza televisione.
Ogni anno viene tenuto un Corso Vocazionale per i Giovani, cioè si offrono gratuitamente quattro giorni di vita monastica di cui un giorno è dedicato alla clausura.
Alle famiglie che lo desiderano viene proposta la "Casa di Esercizi Spirituali", un percorso agostiniano gestito proprio dai padri agostiniani e da una monaca che coordina l'andamento della casa.

L'analisi che le monache fanno della società odierna è quella secondo la quale si assiste ad un grave impoverimento di valori soprattutto all'interno della famiglia; i giovani d'oggi non hanno più l'abitudine al sacrificio.

Pertanto il messaggio che le suore vogliono lanciare al mondo esterno è quello di accontentarsi di quello che si ha, riconoscere che c'è una giustizia, farsi carico dell proprie responsabilità riprendendo in mano così il senso della propria vita.
Attraverso gli incontri che le monache hanno nei parlatori con le numerose famiglie in difficoltà, esse diventano un prolungamento di quello che era Santa rita ai suoi tempi. Per Santa Rita la famiglia aveva un grandissimo significato tanto che, proprio il Papa, l'ha definita la "Santa della Famiglia".