CERRETO DI SPOLETO – La Valerina d'estate si gusta anche attraverso le sue antiche tradizioni. Molte feste hanno radici profonde, rappresentano una sorta di filo conduttore fra spazio e storia. Una di queste è la sagra del ciarlatano. Il nome è già tutto un programma. Si svolgerà a Cerreto di Spoleto dal 16 al 19 agosto.
“Sarà ancora una quattro giorni all'insegna della gastronomia locale - dice il sindaco Giovanna Forti- ma ci stiamo organizzando per dedicare un'antenna del progetto Valnerina a questo importante pezzo di storia. Nella ex chiesa di S. Nicola, sarà allestito il museo del ciarlatano e vedrà esposti tutti i documenti dei nostri artisti da strada. Sarà una grande attrazione turistica, perché qui i ciarlatani c'erano davvero e si potrà tornare indietro nel tempo, conoscere chi era e cosa facevano davvero. Ovviamente, non saranno esposti i documenti originali, perché si trovano presso i musei. Ci dovremo accontentare delle fotocopie, sufficienti comunque per leggere questo interessante spaccato di Cerreto”.
Il Sindaco Giovanna Forti
I cerretani che lei amministra, sono ancora oggi dei ciarlatani?
Sorride Giovanna Forti e allarga le braccia: “No, anzi mi auguro proprio di no. Io, almeno non lo sono. Questa storia del ciarlatano, però, è un argomento interessante,perché l'abilità dei cerretani nelle pratiche della spagiria, è da collegare alla sapiente conoscenza degli eremiti che abitarono per secoli nelle grotte di questa terra.
Oggi, però, Cerreto è terra d'armonia”.
Arroccato a 557 m . sul livello del mare, Cerreto deve il suo nome alle foreste di cerri che crescono nelle immediate vicinanze. Sorge in posizione strategica a guardia della parte più aspra della Valnerina. E' custode delle tradizioni culturali della intera valle. Lo storico complesso di S. Giacomo è il centro di ricerche antropologiche della dorsale Appenninica. Il paese si presenta ancora con tutto il suo antico splendore di borgo medievale, ricco di monasteri, chiese e palazzi rinascimentali. I primi riferimenti storici risalgono al 1200. Durante il Medio Evo ha conosciuto il massimo splendore, pur dovendo fronteggiare i continui assalti di Norcia e Spoleto.
Ma ritorniamo al ciarlatano. La letteratura scientifica non ha dubbi: questo nomignolo si affibbia a qualsiasi mago, occultista, guaritore, pranoterapeuta, astrologo e alchimista che approfitta dell'ignoranza e dei sogni delle persone per impinguare il proprio conto in banca. Nei secoli passati, a Cerreto di Spoleto persone che esercitavano pratiche da guaritore, approfittando della buona fede della gente, ce n'erano molte. Di fronte a questa realtà, ci fa quasi sorridere l'imbonitrice televisiva Wanna Marchi e sua figlia, entrambe condannate di recente per truffa, perchè ai nostri giorni pensavamo che fosse finito il tempo dei creduloni, della gente capace di ridursi sul lastrico per promesse di magie assolutamente impossibili a realizzarsi. Nei secoli scorsi, invece, la dabbenaggine era giustificata dall'analfabetismo e non esistevano campagne di informazione o un'autorità garante che si occupasse di questi problemi.
La parola ciarlatano, deriva dal francese charlatan. Il più grande fu il parigino Tabarin. Nel lontano 1618, mise su un palco in Place Dauphin con scenette e farse ispirate alla commedia dell'arte di Molière.
Ai giorni nostri, è ciarlatano chi chiacchiera e parla a vanvera. Gli etimologi però fanno risalire questo termine anche al cerretano, perchè anticamente vendeva pozioni miracolose. E' stata così ripescata questa sagra, che vede, durante la settimana dedicata al ciarlatano, una serie di commedie dell'arte spoletina.
A Cerreto, però, tutti difendono i loro avi ciarlatani, giustificando il vecchio mestiere di artisti da strada, esercitato quasi sempre fuori dal paese, dove non era conosciuto. In pratica, dicono, il ciarlatano pendolare non creava mai una relazione personale con le vittime. Come dire, le bufale elaborate non erano inscenate in casa. I cerretani dell'epoca fecero così uso della pseudoscienza e di altri mezzi falsi per vendere le loro finte medicine. Abili nell'arte dell'alchimia, famosi come erboristi e speziali empirici, spacciavano volentieri l'elisir di lunga vita. Il prodotto che andava per la maggiore, perché tutti volevano arrivare alla soglia dei 100 anni. Peccato, però, che dopo averlo affibbiato, insieme ad altri unguenti “miracolosi”, lasciavano subito il villaggio e sparivano.
Nel vocabolario della "Crusca" del 1612 leggiamo: " Cerretano, colui che per le piazze spaccia unguenti, o altre medicine, cava i denti e fa giochi di mano, ...da Cerreto, paese dell'Umbria da cui soleva in antico venir si fatta gente, la quale con varie finzioni andava facendo denaro ".
Le comunità monastiche di Cerreto svolsero un ruolo ben significativo nel tramandare ai cerretani la conoscenza delle erbe e le loro proprietà.
La sagra del ciarlatano, dunque, diventa quest'anno un'occasione per discutere “l'antenna” del progetto al quale il sindaco tiene molto, convinto che sarà la carta vincente del volano turistico. Oggi, Cerreto di Spoleto è soprattutto conosciuto per la raccolta dei tartufi neri e la sua magistrale cucina. Il museo della storia dei ciarlatani, contribuirà a valorizzare il patrimonio storico-culturale di questo splendido paese.
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